Quattro chiacchiere con… Marco Mori

Fotografo subacqueo

Quest’estate ho avuto la possibilità di tornare in un’isola meravigliosa della costa spalatino-dalmata: natura, sole, vento e… immersioni. Durante il soggiorno mi capita di cominciare a scambiare messaggi con un fotografo (uno di quelli esperti, uno di quelli che ti cade la mascella quando guardi gli scatti) che avevo avuto occasione di scoprire seguendo un incontro on line, nei mesi precedenti (sì, esatto in quei duri mesi di quarantena).

Quattro chiacchiere con Marco Mori: di Claire Beaux

Si sa che gli “amici” dei social non sono veri amici, ma, se questi social sono usati con criterio, credo possano sempre portare a qualcosa di buono, tanto che il sopracitato fotografo comincia a darmi consigli su come scattare, su come impostare le luci, “scatta, scatta, scatta” è il suo imperativo costante. Io non posso che sentirmi lusingata dal ricevere tali consigli e attenzioni, ma resto delusa dai miei scatti ancora molto inesperti. Dopo il mio rientro penso che sarebbe interessante capirne un po’ di più della fotografia subacquea, non perché ne faccia al momento il mio obiettivo (sarà già tanto se riuscirò a tenere l’assetto, a fatica ora raggiunto, dopo questa richiusura), ma perché da sempre mi affascina capire cosa ci sia dietro una passione.

Ed è così che trascorro più di un’ora in videochiamata con Marco Mori, “Rebretherista (ma si scriverà così?), fotografante, istruttore” come gli piace definirsi, subacqueo da più di vent’anni, ambasciatore della PHY Diving e della Easydive, fotografo subacqueo più volte premiato.

Ha iniziato a mettere la testa sott’acqua fin da piccolo, nella sua cara Isola d’Elba, suggestionato dai racconti di mare del nonno e dello zio; diventa prima apneista, poi si dedica alla pesca subacquea, ma è quando scopre i relitti che scatta la molla giusta che lo farà diventare un vero professionista.

“Ero Open o Avdanced, non ricordo, ricordo bene invece che mi immersi al relitto Elviscot a Pomonte, sull’Isola d’Elba, con una macchinetta di quelle in commercio una volta, le usa e getta. Scattai e scattai, attesi le stampe, ma il risultato mi deluse. Decisi così di comprarmi una macchina professionale (di qualità, ma usata), armarmi di pazienza, tanto di voglia di imparare ne avevo in quantità!”. Sono bastate queste parole e l’entusiasmo con cui mi racconta i suoi esordi, per farmi capire che la chiacchierata che stavamo intavolando sarebbe stata come un’immersione per me, neofita del mondo sommerso.

Relitto Elviscott

Consigli……

Tanto che subito gli chiedo consigli per chi volesse intraprendere la via della fotografia: “Alla base ci vuole una grande passione, non deve mancare una forte motivazione, poi occorre essere anche dei bravi subacquei, seguite corsi di fotografia anche non subacquea, io per esempio, non ho mai fatto un corso di fotografia subacquea e non smettete di imparare e sperimentare. L’attrezzatura è importante, deve essere di qualità, si può anche cominciare con macchine usate. Partite guardando le belle fotografie degli altri, capite cosa volete immortalare, copiate pure qualcosa di già “scattato” per poi raggiungere il vostro proprio stile.”

Nel mentre che mi racconta, mi condivide i suoi scatti e io comincio a scendere virtualmente sulla Haven, sul Bengasi, sul Viminale…

E capisco che la sua grande passione, i suoi modelli preferiti, come poi mi confermerà, sono i relitti. “Perché?”, gli chiedo. “Perché sono fermi e sono grossi.” Marco non è un sub fotografo superficiale, o che vuole impressionare a tutti i costi con inquadrature artificiose: è uno di quei sub che quando scatta ti lascia un segno. Ammirare le sue fotografie è sentire l’atmosfera di euforia, stupore ed emozione che ti suscita un relitto, se poi è un relitto di quelli “grossi”, l’effetto è quello di un grand’angolo!! Nello scatto vivi quasi la storia, la tragedia di coloro che su quelle navi partivano alla ricerca di fortuna o andavano a combattere il nemico, senti il valzer dell’orchestra di prima classe o lo sbuffare delle pompe in sala macchine.

relitto Bengasi

Marco ridà vita al relitto che cattura col suo obiettivo, “voglio farlo tornare “nave”, voglio condividere lo spirito di avventura, scoperta e riscoperta che mi accompagna in ogni immersione, anche nella ventesima che faccio sullo stesso relitto. Ti voglio raccontare di quella volta – mi dice e io mi sento in giubilo come quando sono a – 40 metri nel mio lago in parete – che, sai, la Haven l’ho fatta parecchie volte, ma quella volta il mio compagno aveva scoperto, proprio in un posto dove eravamo già stati, che in quel momento ci eravamo accorti era anche un po’ crollato, una bicicletta.

Relitto bicicletta

Beh non sai la meraviglia (no, non la so, ma capperi se me la immagino!), perché l’ambiente ci era ostile, tanta fanghiglia…” Lascia in sospeso le parole, vedo quasi nei suoi occhi il riflesso dell’acqua: anche lo scatto più difficile, perché quello scatto è stato difficile, trasuda tutta la passione di Marco.

E’ ora di cominciare la risalita per me che sono ancora laggiù a – 40 metri: lentamente, risalgo e mi avvio alla conclusione di questa chiacchierata. Le domande sono ancora tante, ma l’aria sta per finire. 

Relitto Haven

Quale sarà il sogno di Marco Mori fotografo sub? “Vorrei raccontare la storia dello Sgarallino. E’ un altro relitto che si trova all’Elba. Purtroppo la sua posizione infelice, si trova in rada, ne rende difficile l’esplorazione, sai permessi, condizioni logistiche… Vorrei riuscirci non solo perché legato alla mia isola, ma per dare onore e memoria alle sue tantissime vittime. Siamo nel periodo della seconda guerra mondiale: lo Sgarallino era una nave militare, si riconosceva dalle strisce bianche e nere sulle fiancate, fu requisita dai Tedeschi e adibita però al trasporto di passeggeri civili. Proprio per la sua “livrea” venne silurata dagli Inglesi e ora giace sul fondo.”

Approfitto della sosta a – 6 metri per chiedergli dell’altra sua “vocazione”: istruttore subacqueo: “Sentivo in me la voglia di condividere una passione, quella della subacquea, che a loro volta i miei istruttori mi hanno trasmesso. Mi piace se la gente mi fa domande sull’attrezzatura, sui luoghi in cui mi immergo: mi piace lasciare un’impronta. E’ per questo che non stampo quasi mai per me i miei scatti, ma preferisco regalarli, perché mi piace.”.

Testa fuori dall’acqua, un’altra splendida immersione è finita…. ma la prossima, Marco, la facciamo insieme non è vero?

Marco Mori nasce a Genova nel 1973, negli anni ’90 frequenta i primi corsi di subacquea. Dagli anni 200 collabora con alcuni diving come guida e istruttore tra i numerosi relitti del golfo di Genova, la così detta Wreck Valley. Nel 2010 comincia la sua avventura nel mondo della fotografia subacquea che lo porta a vincere numerosi premi, tra cui le ultime due edizioni di Eudiphoto.

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