La Opel, Oltre la Parete degli Spiriti
Sabato 2 Maggio 2026. La giornata inizia in salita. Ore 12:00: chiudo il negozio e mi metto in viaggio, ma la tangenziale è un nastro immobile di lamiere. Due ore di coda per raggiungere il Porticciolo di Toscolano. Mentre guardo l’orologio, penso che oggi la sorte non sia dalla nostra, ma l’obiettivo è troppo stimolante per arrendersi: ci aspetta un “tuffo” lungo, tecnico, una navigazione precisa nel blu del Garda.
Al mio arrivo, i miei buddy sono già pronti. Marcello e Davide sono carichi come molle; hanno quella luce negli occhi di chi diventerà un grande subacqueo. Scarichiamo l’attrezzatura in fretta ma senza frenesia, ripassando il briefing già discusso in settimana. L’obiettivo è la Opel: un relitto lontano, una navigazione di circa 50 minuti in aperto, il che impone una pianificazione impeccabile dei consumi e dei tempi.
Ore 15:30: si parte. GOGOGO!
Scendiamo la scaletta, controlli incrociati, segnale di OK e via. Prendiamo il riferimento a 7 metri e puntiamo dritti verso la “Casa degli Spiriti”. I nostri Suex XJ e XK Goldfinder iniziano a ronzare. Partiamo a velocità 4, mantenendo i 14 metri di profondità per i primi 10 minuti. Poi, al segnale di Marcello — che oggi sfida l’idrodinamica con la sua super macchina fotografica e tre bombole di fase (due S80 e una S40) — apriamo il gas.
Spostiamo il selettore a velocità 9. L’XJ Goldfinder va a cannone. Il mio Eron segna una progressione costante: 55 metri al minuto. Per mezz’ora voliamo nel silenzio del lago. Incrociamo un bel luccio immobile a 18 metri, quasi a guardia del fondo, e noto con orgoglio che il team è perfetto: siamo una linea orizzontale compatta, un unico corpo che avanza nel blu.
Al 30° minuto intercettiamo il tubo di scarico vicino alla Villa degli Spiriti e, poco dopo, la magia: la Parete. Si apre davanti a noi in tutta la sua maestosità. La visibilità è “fotonica”, l’acqua è cristallina ma morde con i suoi 9°C. Nonostante il freddo, lo spettacolo è eccezionale. Percorriamo la parete per 9 minuti a velocità sostenuta e, appena finisce, ci fiondiamo verso i 45 metri.
In quel momento sembravamo i tre elicotteri di Apocalypse Now. Una caduta controllata nel vuoto, il team unito, il blu che ci avvolge… cosa puoi chiedere di più alla vita?
Ma i minuti corrono. Siamo al 45° e della Opel ancora nessuna traccia. Iniziano i pensieri: “E se l’abbiamo mancata? E se ho sbagliato mira?”. Il senso di colpa verso i miei buddy inizia a farsi sentire, la tensione sale. Poi, d’un tratto, all’alba del 51° minuto, eccola lì. Appare qualche metro sopra di noi, come un fantasma di metallo.
Un sospiro di sollievo che quasi mi appanna la maschera.
Io e Davide ci portiamo in quota per lasciare campo libero a Marcello e ai suoi scatti. Mentre aspettiamo, un gruppo di persici, spaventati dal ronzio dei DPV, sfreccia verso il fondo. Al 60° minuto arriva il segnale: è ora di rientrare. Passiamo all’EAN 50 per la decompressione. Tutto avviene con calma olimpica. Al 65° minuto, con il mio Perdix 2 che scandisce il tempo, iniziamo la navigazione di ritorno.
Ci aspettano altri 50 minuti, ma l’atmosfera è rilassata. Ci godiamo di nuovo la parete e il tubo di scarico, punti di riferimento che ora hanno il sapore di casa. Anche a 13 metri la visibilità ci assiste, permettendoci di mantenere una media alta.
Al 119° minuto avvistiamo la boetta e il grosso ramo a 7 metri: siamo al punto di partenza. Finiamo la deco e riemergiamo dove Barbara, come un angelo custode, ci aspetta sulla riva. Mentre smontiamo tutto, ci accorgiamo che sono già le 18:00. La fame è tanta, ma la soddisfazione di più.
Davanti a una pizza, durante il debriefing, guardo i miei compagni: siamo stati un team perfetto. Abbiamo parlato della “caduta modello Apocalypse Now” per tutta la sera. Che tuffo fantastico. Che giornata indimenticabile. Abbiamo macinato 4,6 Km con i nostri DPV Suex….che sballo!!